Fascismo, antifascismo. Uno scontro storico che non trova più fondamento a 63 anni dalla fine della guerra e a 25 dall’ultimo caduto in nome e per conto di quella pseudo democrazia antifascista, che se non è antifascista non può essere democrazia. Chissà cosa ne penserebbero Pericle o Aristotele.Ma a ben guardare tutto ruota attorno ad un falso problema. Perché? Perché a porlo sul piatto della discussione mediatica, si badi bene mediatica e non politica, è stato colui che nel 1992 scriveva dalle colonne del Secolo d’Italia parole d’amore e riconoscenza ai reduci delle X Mas, colui che definì Benito Mussolini il più grande statista del ‘900 e via dicendo. L’elenco sarebbe lunghissimo.Ma di che cosa e di chi stiamo parlando. Di una persona che è diventato, non fascista, ma di destra vedendo “Berretti verdi” con John Wayne, non certo il massimo della cultura di destra. Di un segretario nazionale del Fronte della Gioventù imposto e non votato perché finito al quinto posto. E questo fu il più grande errore di Giorgio Almirante. Di una persona che non ha mai guardato al partito e soprattutto ai suoi militanti. Soprattutto a loro. Di una persona che aveva stabilito tutto il suo percorso compresa Gerusalemme ed il “male assoluto”. Compresi i valori dell’antifascismo. In molti che ne accorgemmo subito chi era Fini, altri se ne sono resi conto dopo. Altri ancora se ne stanno rendendo conto. Ma, soprattutto, se ne renderanno conto gli italiani. E anche tutti coloro che, nonostante tutto, ancora gli scodinzolano dietro sperando di ottenere uno di quei 30 posti del 30% per cento. Curioso, 30 posti e 30 %, proprio come i 30 denari. Che ci sia un messaggio esoterico dietro a tutto questo? Chissà.Il problema di fondo però è un altro. Dobbiamo premettere che fondamentalmente agli italiani non gliene importa un fico secco della diatriba fascismo-antifascismo, altrimenti non avrebbero votato La Destra, non avrebbero mandato Alemanno al Campidoglio (non è fascista, benissimo ma ha pur sempre rappresentato quel pensiero per decenni a Roma), An al governo. Insomma la favola del popolo antifascista, dell’uccidere un fascista non è reato è morta e sepolta. Almeno per ora. Almeno fino a quando non la smetteranno di varare leggi liberticida per togliere la sovranità elettorale al popolo per riunirla nelle mani dei soliti noti e pochi. In questo modo si formano dei ghetti sia destra che a sinistra e come al solito, si scatenano le forze opportuniste per creare ad arte la nuova strategia della tensione e dare solidità ai due maggiori partiti. E’ una storia vecchia e già vista che ha mietuto centinaia di vittime e che non va certo ripetuta.Ma torniamo al nostro Fini. Il macigno che ha gettato nel lago della destra italiana ha un solo obiettivo finale: quello della sua scalata alla poltrona di leader del Pdl. Scalzando Berlusconi o attendendone l’uscita dalla scena politica per limiti d’età, o forse per la sua dipartita (questo suo augurio non è certo un mistero dal momento che lo disse in Transatlantico, almeno come riportano le cronache). E’ questo il suo unico scopo. Accreditarsi presso i poteri forti internazionali liberandosi per sempre di un peso (per lui lo era il suo passato politico di cui raramente è stato protagonista, anzi diciamo mai almeno sulle piazze) e assurgere a leader indiscusso del più forte partito mai esistito in Italia. Fantapolitica? Niente affatto, perché quanto affermo, di fatto, sono parole che il suo portavoce nonché ministro ha pronunciato in una cena avvenuta ieri sera a Milano, in Corso Sempione. Ronchi afferma, testualmente (anche se sicuramente smentirà): “Non mi ritengo antifascista, per i miei trascorsi e per la mia famiglia, ringrazio An per come mi ha accolto e ringrazio tutti voi se oggi sono qui in veste di ministro, non rinnego i morti passati, come potrei farlo, (attimo di commozione… falsa sicuramente) ma la nostra fede, la fedeltà, mi chiedo a chi…..”Poi il ministro prosegue e chiede la mobilitazione di tutti i presenti: ancora testualmente… “dobbiamo formare quanti più tavoli possibili per il 3 ottobre, quando al Palalido di Milano ci sarà il primo grande incontro di militanti di An e Fi, alla presenza di Silvio Berlusconi, Fini e tutti i vertici dei due partiti, ci saranno le tv di tutto il mondo compresi quelli della carta stampata, ci sarà un effetto mediatico da far impallidire i mondiali di calcio…”, quindi ha spronato i commensali a far partecipare quanta più gente possibile per la prima gara con i colleghi di Fi, e tutto questo per portare, sempre testualmente “…Il nostro Presidente Gianfranco Fini ai vertici del Pdl, per farne l’unico e grande leader del Popolo delle libertà…”. Chissà come ne sarà contento Silvio Berlusconi.Volevate dunque il reale perché di quella assurda dichiarazione di Gianfranco Fini? Eccola, non c’è nessun’altra verità se non questa. La voglia di potere sa distruggere uomini e idee ma soprattutto, come disse Andreotti, “logora chi non ce l’ha”.
Stefano Schiavi
mercoledì 17 settembre 2008
martedì 16 settembre 2008
lunedì 15 settembre 2008
PERCHE' NON SIAMO ANTIFASCISTI
Non perderò del tempo nel polemizzare personalmente con il presidente della Camera che ha sentito il dovere di precisare il suo giudizio sul Fascismo; giudizio che appare evolversi sempre di più verso una visione conformistica ed aderente alla più datata storiografia marxista. Ognuno può formarsi autonomamente un giudizio; personalmente ritengo tale atteggiamento del tutto analogo moralmente a quello di un figlio che venda la casa paterna avuta in eredità per comprarsi un’autovettura di lusso da regalare ad un’amante o di chi sputi sulla memoria di un generoso mecenate che gli ha lasciato un inestimabile legato testamentario. Entrando nel merito delle affermazioni la equazione democrazia – antifascismo (tutti i democratici non possono che dirsi antifascisti e quindi, poiché siamo democratici siamo antifascisti) è profondamente ingannevole e fuorviante.Il Fascismo non fu sostenuto da una ideologia, non nacque a seguito di una elaborazione filosofica, non tentò di concretizzare alcuna visione della vita e del mondo.Il primo tentativo di elaborare una definizione storico – filosofica del Fascismo fu di Giovanni Gentile che si prodigò nel non facile compito quando Mussolini guidava il governo già da alcuni anni. Il filosofo di Castelvetrano, il cui grado di intelligenza era pari mediamente alla somma di quello dei componenti di quindici governi attuali, si vide correggere l’opera dallo stesso Mussolini, segno evidente che il padre dell’attualismo, unanimemente considerato tra i maggiori pensatori del novecento, non era stato in grado di cogliere pienamente quanto il Duce riteneva essenziale per descrivere il suo movimento. Questo per dire come il Fascismo quando si affermò era un movimento politico disancorato da un pensiero guida e che raccoglieva al suo interno pulsioni, ideali, interessi e sentimenti a volte opposti. Mussolini fu innanzitutto un grande politico che seppe coagulare tutti questi interessi, rappresentando un blocco sociale variegato e però maggioritario nel paese, portandoli al potere con uno sforzo organizzativo notevole per l’epoca e con uno spargimento di sangue che, stante le condizioni sociali e la fortissima contrapposizione di piazza organizzata da socialisti e comunisti, possiamo definire insignificante. Si pensi alle centinaia di migliaia di vittime della rivoluzione d’ottobre che si era conclusa appena cinque anni prima. Si può replicare che il Fascismo aveva però nel suo DNA l’illiberalità, la coercizione delle libertà democratiche ed un pensiero che tendeva all’emarginazione delle minoranze, degli osservanti di culti religiosi diversi, degli stranieri.Niente di più falso. Il Fascismo fu certamente un regime totalitario, ma non dittatoriale come sbrigativamente affermato nell’esternazione finiana. Infatti per tutta la sua esistenza restò in carica con tutte le sue caratteristiche e poteri la monarchia, tanto è vero che fu il re a destituire Mussolini ed a nominare Badoglio, prendendo spunto da un semplice ordine del giorno del gran consiglio, organo incompetente a richiedere la sostituzione del primo ministro. Così come non può sottacersi che il Fascismo regolò i rapporti con un’altra istituzione determinante in Italia, la Chiesa cattolica, di cui non solo assicurò la prerogative, ma rispettò l’organizzazione extra statuale. Il Fascismo andò al potere in modo costituzionale, nel rispetto dello statuto albertino e senza colpi di forza; le squadre fasciste arrivarono a Roma quando il re aveva già rifiutato di firmare lo stato di assedio proposto da Facta ed incaricato Mussolini di formare il governo. E’ vero che poi varò le leggi fascistissime con lo scioglimento dei partiti politici e l’istituzione della Camera dei fasci e delle corporazioni, ma questo accadde dopo le elezioni del 1925 che il listone nazionale vinse con oltre il 60% dei voti. Quindi il regime fascista fu certamente totalitario ma il totalitarismo fu conseguenza di un’occasione fornita dalle contingenze favorevoli e non era insito nel DNA del movimento che contenne al suo interno esponenti liberali, monarchici e nazionalisti che non potevano certo essere tacciati di illiberalità congenita. Il Fascismo infine ebbe tra i suoi esponenti di vertice per almeno venti anni numerosissimi ebrei e massoni, varò la legge di annessione dell’Etiopia in cui concedeva ai sudditti del Negus lo status di cittadini italiani e rispettò i culti religiosi non cattolici, pur dichiarando la religione cattolica religione dello stato.Per questo l’equazione democrazia – antifascismo è storicamente, culturalmente ed ideologicamente errata, il Fascismo non contenne ontologicamente quei tratti di illiberalità, discriminazione e coercizione che Fini gli ha attribuito, atteggiamenti illiberali o discriminatori vi furono, ma non rappresentarono l’essenza storica e sociale del regime che fu invece tendenzialmente inclusivo proprio perché totalitario e varò, ad esempio, una vera e propria rivoluzione culturale sul ruolo della donna nella famiglia e nella società e fece della questione meridionale una vera questione nazionale.Un vero democratico deve sicuramente criticare le leggi fascistissime e quelle razziali, così come deve criticare i campi di sterminio inglesi nella guerra contro i Boeri, lo sterminio delle popolazioni congolesi operato da Leopoldo del Belgio ed il maccartismo che mandò al patibolo Sacco e Vanzetti; un vero democratico, però, non si sognerebbe certo di redigere l’equazione democrazia – antiregno elisabettiano o democrazia – antiamericanismo. Fini questo lo sa ma da qualche anno abbacinato dal miraggio del potere continua a segnare una discontinuità con la storia del movimento che dirige pressoché ininterrottamente da venti anni infischiandosene del sangue e della storia di quel movimento, insozzando la memoria di grandi italiani che non hanno mai pensato di stare dalla “parte sbagliata” e che gli hanno consegnato un movimento che aveva attraversato il fango della prima repubblica senza insozzarsi nemmeno l’alluce di un piede. Per questo, e non per rincorrere fumosi processi di aggregazione di forze politiche per la costruzione di un partito di gestione del potere, è nata La Destra, per questo ci avviamo ad un congresso che confermi la volontà dei nostri iscritti di proseguire nell’affermazione dei valori e degli ideali che dal manifesto fondativo del 26 dicembre 1946 del M.S.I. hanno contrassegnato fino ad oggi la battaglia politica della destra italiana.
Livio Proietti, garante degli iscritti e segretario amministrativo
Livio Proietti, garante degli iscritti e segretario amministrativo
mercoledì 3 settembre 2008
domenica 20 luglio 2008
BUONTEMPO: STORACE NON SI E’ DIMESSO E LA DESTRA NON CONFLUIRA’ NEL PDL
Non è vero che Storace si è dimesso da segretario de La Destra e se lo avesse fatto le dimissioni sarebbero state respinte con molta determinazione. Invito quindi tutti gli organi di stampa a smentire la notizia che è stata diffusa nel pomeriggio di oggi. Storace resta il segretario con tutti i poteri che lo statuto gli attribuisce. Storace ha affermato che solo nel caso in cui al congresso, che si celebrerà a novembre, ci saranno più candidati alla segreteria de La Destra, lui rinuncerà alla propria candidatura, rimanendo, in ogni caso, al suo posto, facendo tutto il suo dovere e contribuendo ad eleggere un altro segretario. Dall’assemblea programmatica di Orvieto sono emerse invece altre certezze: che la fiducia della base nei confronti del segretario Storace non è in discussione; che La Destra, che fa parte del centrodestra, nonostante abbiano tentato di fiaccarne il ruolo e l’unità, non rifiuta tavoli di confronto né dialoghi per alleanze con gli altri partiti del centrodestra, purchè si rispetti la nostra autonomia, la nostra libertà e il diritto di cittadinanza del nostro simbolo; che l’ipotesi di confluenza nel Pdl è assolutamente impraticabile. Oggi, dopo Orvieto. La Destra è più unita ed è diventata più chiara la sua prospettiva futura. Tutti credo abbiano capito che nessun tentativo esterno può indebolire la nostra forza identitaria e la volontà di assicurare all’Italia che La Destra c’è e ci sarà.
Domenica, 20 Luglio 2008
Domenica, 20 Luglio 2008
giovedì 19 giugno 2008
Contrastiamo il caro benzina e il caro-vita
Il popolo italiano è all’affanno economico, a causa dei continui rincari dei beni di consumo e di prima necessità, del costante aumento dei prezzi dei servizi essenziali (una volta pubblici), dell’impossibilità di accedere ad un mutuo per l’acquisto della prima casa ed infine del caro-benzina. Il rialzo del prezzo del greggio è dovuto soprattutto dal potere di contrattazione dei paesi esportatori di petrolio che impongono il prezzo della benzina sui mercati internazionali. Il nostro Paese vittima del ricatto energetico internazionale, subisce in più il ricatto dei nostri governanti nazionali che in questi ultimi 50 anni non hanno saputo altro che aumentare le accise sui carburanti. Ad oggi il 60% del costo del carburante viene intascato dallo Stato per tasse assurde. Le accise infatti sono state utilizzate per reperire fondi o entrate pubbliche straordinarie, ma, una volta decise, non sono mai state rimosse dopo aver raggiunto lo scopo: 14 lire per la crisi di Suez del 1956; 10 lire per il disastro del Vajont del 1963; 10 lire per il terremoto del Belice del 1968; 99 lire per il terremoto del Friuli del 1976; 205 lire per la missione in Libano del 1983; 22 lire per la missione in Bosnia del 1996; 39 lire (0,020 euro) per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004. Totale 485,9 lire pari a 0,25 euro per litro. Al termine dei conti possiamo contare una tassazione che costituisce più del 60% del prezzo finale di un litro di benzina. Infatti abbiamo: 1)accisa (sopra indicata); 2) Iva sul prezzo; 3) Iva sull’accisa (una tassa sulla tassa!) Questa situazione è ormai diventata insostenibile. Una tassazione così estrema dei carburanti non fa altro che rallentare lo sviluppo economico dell’Italia facendo aumentare vertiginosamente l’inflazione e il costo della vita delle famiglie italiane i cui redditi sono congelati ormai dal tempo dell’entrata in vigore dell’euro. La Destra promuoverà a breve la raccolta di firme famiglia per famiglia per sottoscrivere una proposta di legge popolare per il taglio delle tasse sui carburanti mediante la eliminazione immediata delle accise ormai decadute e della tassazione ad esse associate. Facendo così si diminuirebbe drasticamente il prezzo dei carburanti di circa 40 centesimi al litro. Questo non significa eliminare le tasse sulla benzina, che in ogni caso rimarrebbero (Iva sul prezzo e tassazione profitti delle compagnie petrolifere).
http://www.ladestranews.it/vita-da-partito/contrastiamo-il-caro-benzina-e-il-caro-vita.html
http://www.ladestranews.it/vita-da-partito/contrastiamo-il-caro-benzina-e-il-caro-vita.html
mercoledì 4 giugno 2008
"Gli uomini del nuovo schieramento saranno antiborghesi, per via della superiore concezione, eroica e aristocratica dell'esistenza; saranno antiborghesi perché disdegnano la vita comoda; antiborghesi perché seguiranno non chi promette vantaggi materiali, ma coloro che esigono tutto da se stessi".
Julius Evola
Julius Evola
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